La polpetta sospesa e gli sfizzicariello intervista a Carlo Falcone
Un bellissimo articolo del Mattino a cura di Rossella Grasso.

Sul Corso Vittorio Emanuele c'è un posto speciale dove è di casa il buon umore. È lo Sfizzicariello, la gastronomia sociale dove lavorano una decina di ragazzi con disagio psichico.
La gente del quartiere li chiama affettuosamente «'e guagliun» e sono in tanti ad entrare e uscire da lì con pance e buste piene delle prelibatezze della tradizione napoletana preparate dai ragazzi
Lì tutti trovano qualcosa di buono da mangiare, anche chi non si può permettere un pasto caldo. Nasce così la «polpetta sospesa»: chi vuole può lasciare un euro e offrire una polpetta a chi ne ha bisogno.
L'iniziativa ha avuto successo tra i clienti abituali che non mancano mai di lasciare l'euro per la polpetta sospesa, e quasi ogni giorno passa qualcuno che la chiede. «Chi viene qui se ne va sempre con un sorriso -  ha detto Carlo Falcone, tra i promotori della Cooperativa Arte Musica e Caffè che ha dato vita allo Sfizzicariello - da quando abbiamo lanciato l'iniziativa a Natale fino ad oggi sono circa 20 le persone a cui abbiamo donato un piatto caldo soprattutto in queste giornate di freddo».


Dietro il bancone ci sono circa 10 ragazzi che a turno servono i pasti, cucinano e lavano il locale con la sapiente supervisione della signora Lina, energica mamma chef, di Lisa il cui sorriso è come un abbraccio e di Carlo che fa di tutto per dare l'opportunità di una vita vera anche a chi soffre il disagio mentale, arrivando dove lo Stato non offre nulla. «Qui facciamo inclusione sociale e inserimento lavorativo per persone con disagio psichico - spiega Carlo - Dieci anni fa abbiamo aperto questa gastronomia dove lavoriamo tutti. Non volevamo fare un laboratorio ma una cooperativa vera e propria dove i ragazzi potessero interfacciarsi con la vita reale e diventare sempre più indipendenti. È stata una scommessa perchè non era scontato che potessimo andare avanti così come siamo e senza alcun finanziamento pubblico. Eppure siamo riusciti solo con la nostra forza di volontà, la professionalità e la qualità a farci apprezzare dal territorio».

Allo Sfizzicariello lavorano tutti come soci. «Per noi è molto importante - continua Carlo - perchè ci gratifica tutti, compreso chi soffre di disagio psichico e così migliora la qualità della propria vita. Ognuno di noi ha bisogno di lavorare e sentirsi gratificato per quello che fa».
Così ogni giorno i ragazzi sia alternano in varie manzioni e imparano ad essere assolutamente autonomi nella vita di tutti i giorni. Imparano anche a interfacciarsi con il pubblico e quindi a relazionarsi con le altre persone. Lo fanno sempre con gentilezza e con il sorriso, tanto che chiunque esca di là va via felice. La gastronomia organizza anche ricevimenti, feste, buffet per qualsiasi occasione. Poi ci sono le attività per i ragazzi e le loro famiglie come la Social Gym, percorso di inclusione sociale  in riferimento all'aspetto di palestra di vita delle loro attività. È qui che imparano a conoscersi attraverso il teatro, le discipline olistiche, l'alfabetizzazione funzionale, l'affettività e a fare lavori come cameriere di sala, banconista, aiuto chef e commis de cuisine.

Su uno dei muri colorati della gastronomia campeggia una scritta: «Voi mi odiate e io per dispetto vi amo tutti». Un prestito da Kurt Cobain che riassume la bella filosofia del riscatto di chi, senza iniziative di questo tipo, sarebbe costretto a vivere ai margini, scartato dal pregiudizio comune.
Allo Sfizzicariello invece tutti sono protagonisti e hanno preso la propria vita a quattro mani. Una bella iniziativa sociale e un luogo dove si mangia davvero bene e si riscopre il gusto della tradizione della migliore cucina napoletana.

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